Orchestre, associazionismo e democrazia

In alcuni paesi, tra cui gli Stati Uniti, dall’associazionismo è nata l’intera tradizione musicale classica sinfonica, e la storia delle orchestre e della loro governance è anche una storia di democrazia. In queste tradizioni la musica segna un legame indissolubile con la politica intesa come partecipazione dei cittadini alla vita delle loro città e la vitalità culturale di un gruppo o di una città non andrebbe misurata semplicemente in base a quanti o quali grandi artisti vi prendono parte, ma anche, e forse soprattutto, dalle possibilità che sono date ai suoi membri di parteciparvi attivamente e dalle forme che questa attivazione prende.

I primi abitanti di gran parte dei futuri USA venivano, agli inizi del ‘700, dalla Gran Bretagna, dunque sono evidenti le eco banisteriane nella produzione musicale, ossia dei concerti a pagamento ed in forma privata. La città più avanzata in fatto di musica fu Charleston. In questa piccola cittadina del South Carolina, i concerti erano avvenimenti quasi solo per appassionati, nel corso dei quali maestri di musica ed orchestrali di teatro suonavano insieme a dilettanti entusiasti. Prima che una qualsiasi organizzazione sinfonica prendesse piede i suoi abitanti avevano fondato la St. Cecilia Society per l’esecuzione di pagine corali. E’ proprio a Charleston che Theodore Pachelbell, figlio del grande organista, emigrò nel 1733 e, dopo un concerto a New York (il primo documentato in quella città), si stabilì per tutta la vita: New York era considerata ancora alla fine del secolo poco importante da un punto di vista musicale e i musicisti immigrati si accorgevano in fretta che da dalla Grande Mela, in attesa di altre prospettive, avrebbero dovuto basarsi sull’insegnamento per la loro carriera.

Tuttavia la grande Mela nel 1840 contava già quattrocentomila abitanti e l’importanza economica la rendeva pronta per un’orchestra. Nel 1838, per commemorare la morte di Daniel Schlesinger, si tenne un concerto sinfonico cui presero parte sessanta strumentisti provenienti dai teatri newyorkesi. Il successo dell’iniziativa dimostrò che c’era un certo interesse, tanto che nel 1842 i musicisti professionisti di New York decisero di fondare un’associazione concertistica. Fu così che nacque la Philarmonic Orchestra di New York, una cooperativa che tenne il suo primo concerto nel dicembre del 1842. Si trattava di un’organizzazione autonoma, democratica, con un direttore e un archivista pagati e scelti dai componenti dell’orchestra. I profitti dei concerti, se c’erano, venivano divisi a fine stagione. In tal modo la musica sinfonica continuò ad essere per molti un’occupazione per il tempo libero, dato che quanti lavoravano stabilmente nei teatri avevano invece uno stipendio fisso. L’orchestra si trovava spesso solo ai concerti, anche perché il tempo a disposizione era poco spesso le questioni economiche prendevano il posto delle prove. E quando c’erano due impegni concomitanti, il sacrificato era quello con la Philarmonic, sicuramente il meno redditizio. Nei primi tempi in orchestra entrava chiunque volesse (tanto che si arrivarono a contare ventidue violinisti a fronte di solo quattro violoncelli) e i programmi musicali vennero alleggeriti per favorire l’arrivo dell’audience (non certo i ricchi europei) necessaria a finanziare i concerti.

La svolta, in termini musicali, arrivò con Theodor Thomas, un membro della Germania Orchestra, un’orchestra di musicisti tedeschi, sconfitti dalla rivoluzione del 1848 ed emigrati negli Stati Uniti. Anche se perseguitati politici in patria, questi musicisti girarono gli USA, esibendosi su standard superiori a quelli di ogni altra orchestra americana. Alla fine di questa esperienza i musicisti si dispersero nelle varie realtà locali, con loro grande vantaggio. Fu con questa seconda diaspora che nel 1852 che Thomas entrò nella New York Philharmonic Society, diventandone direttore nel ’77 e istituendo una nuova forma di finanziamento: oltre ai biglietti Thomas in prima persona coinvolse grandi mecenati che credevano nella musica a sponsorizzare l’orchestra. Da allora in poi la Philharmonic Orchestra, divenuta un’orchestra professionale, con musicisti pagati con uno stipendio, sopravvisse solo grazie alle generose donazioni di patroni come Johan Rockfeller o Joseph Pulitzer, che alla morte lasciò alla Philharmonic Society un milione di dollari. Con la nascita delle sponsorizzazioni nacquero anche i Ladies Committees, formati dalle mogli dei ricchi finanzieri, che si atteggiavano a rappresentare la cultura e la Society così come i mariti l’economia.
Sotto i colpi della crisi economica, l’influenza personale dei grandi direttori e la necessità di sponsorizzazioni private il modello democratico della New York Philharmonic resta di breve durata (come del resto in Europa).

Tuttavia non tutti i grandi direttori erano adatti a relazionarsi con il pubblico e gli sponsor del nuovo mondo. E’ Alma Mahler stessa a raccontare di come il marito, dapprima ben disposto a trattare con i suoi finanziatori, reagì con rabbia quando si cercava di limitare la sua creatività controllando la programmazione delle orchestre e opponendosi alle sue decisioni. Mahler non doveva comunque trattare con disprezzo quanti, specialmente in periodi di crisi, facevano in modo che i membri più attivi della Society si occupassero dell’orchestra. Tuttavia la storia segnava l’emergere di un nuovo tipo di direttore d’orchestra: a chi doveva guidare questi gruppi agli inizi del nuovo secolo era ormai richiesta non solo la qualità musicale, ma il saper gestire impegnative dinamiche economiche, essere estroverso, saper rivolgersi ad un pubblico ampio e mantenerne viva l’attenzione. Il miglior esempio di questa predisposizione è senza dubbio Stokovskij che, sebbene quando arrivò a Philadelphia l’orchestra non avesse mai avuto musicisti all’altezza di New York, si conquistò grandissima attenzione – oltre che la sopravvivenza economica della Philadelphia Orchestra – con il film Fantasia prodotto con Walt Disney, la prima volta che un’orchestra entrò nella celluloide.

Nonostante la fine del modello democratico nel professionismo, una delle caratteristiche fondamentali per capire la partecipazione musicale restano non tanto le visite sporadiche di grandi artisti né il pubblico e i concerti a cui si recano. Contano anche gli ascoltatori e quello che fanno nelle loro case. In un lavoro del 2003 Bruhn (2003) ha analizzato i diari personali di quattro newyorkesi tra il 1860 e il 1890. Come in molte altre ricerche Bruhn arriva alla conclusione che a New York in quel periodo c’erano ascoltatori informati e preparati e che svolgevano incontri regolari con amici, professori, partecipanti ai circoli musicali, musicisti, in pubblico e in privato, suonando e discutendo di musica “classica” e “popolare”. Dalla lettura di questi diari lo studioso deduce che New York era (ed è ancora) una città varia e ricca di associazioni musicali e che esistevano numerosi circoli indipendenti di amatori le cui performances non si svolgevano sia nelle sale da concerto vere e proprie sia nelle case, sia attraverso lezioni sia attraverso concerti privati e spesso perfomances informali, a puro scopo di intrattenimento e con l’intenzione di attirare l’attenzione dei propri ospiti e guadagnare in prestigio sociale. L’impegno civile nei campi residuali delle politiche sociali e culturali è ancora oggi considerato una delle parti essenziali delle società di matrice britannica, ed insieme allo Stato e al mercato rappresenta uno dei pilastri della loro democrazia. In questo senso la cultura non è solamente l’arte o una certa tradizione, né il poter esprimere sé stessi completamente e isolatamente o riconoscere l’abilità di un esecutore, ma una piattaforma pratica sulla cui base si può progettare il futuro insieme agli altri e tracciare rotte e sentieri attraverso una rete reale di relazioni sociali.

Ancora oggi la società civile musicale statunitense, per non parlare di quella Inglese, mostra una varietà e una vitalità impressionanti, che bypassano il potere omologante dell’azione economica e istituzionale. L’apertura di nuovi frame di partecipazione alla costruzione della vita sociale e culturale delle città come Londra ha determinato una grande proliferazione di generi, repertori e gruppi, sia corali sia strumentali. Tali gruppi sono il veicolo fondamentale in cui si possono nascere e prender forma nuovi desideri, ma anche in cui tali desideri possono trovare un compromesso praticabile con gli altri, sperimentando nuovi modi di agire il linguaggio musicale e il fare insieme le cose.

E dall’attenzione locale, alle tradizioni interne, come può essere per un’orchestra americana avere in repertorio composizioni contemporanee di autori americani, non mancano salti, a poche decine di metri, al globale. Dal canto suo New York è tra le tre città più influenti del mondo, non solo una grande città americana, ed anche se il mondo musicale professionale ha perso la commistione con gli amatori essa è la sede di un’orchestra amatoriale mondiale: World Civil Orchestra. La missione di quest’orchestra è usare la musica come mezzo per colmare le differenze tra le persone di ogni luogo del mondo, esaltando il valore universale della musica in quanto attraverso un linguaggio universale. Si tratta di una forma di ecumenismo globale, simile per certi versi ai principi fondativi della più grande democrazia del mondo, ma ora esteso su scala planetaria. Si legge sul sito dell’orchestra “La musica è una legge morale. Essa dà un’anima all’universo, ali alla mente, volo all’immaginazione, un fascino alla tristezza, e la vita a tutto. E ‘l’essenza dell’ordine, e porta a tutto ciò che è buono, giusto e bello, di cui essa è l’invisibile, ma tuttavia splendente, appassionata, e la forma eterna”. World Civil è uno dei tre network (molto diversi tra loro) globali di musicisti amatori: World Civil Orchestra, appunto, WFAO (World Forum of Amateur Organizations) e, in certo modo, Youtube Simphony Orchestra. Se da un lato nascono continuamente esperienze locali, specialmente nelle grandi città globali nascono anche nuovi modi e orizzonti di collaborazione.

Articolo di: Tommaso Napoli

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