La rinascita degli amatori nelle città contemporanee

Oggi, anche grandi orchestre come i Berliner Philharmoniker cominciano ad avviare progetti amatoriali, utili a fini divulgativi e anche a promuoversi e allargare il proprio pubblico (ne è un esempio italiano La Verdi per Tutti di Milano). Il significato e l’importanza delle attività culturali non-professionali e del fatto che esista una popolazione che pratica le arti su basi non professionali va però oltre il marketing degli enti professionali e anche l’orizzonte della divulgazione della musica alle masse: è un indicatore fondamentale delle possibilità di una città di determinare la sua stessa vita sociale e culturale (Hoffmann 1979). Infatti, se consideriamo un concerto di un’orchestra il luogo di produzione di un bene pubblico quale è la musica, la nascita di tanti gruppi amatoriali ha implicazioni (educative, lavorative, culturale e partecipative) che esprimono nuovi bisogni e nuove necessità. E sono esattamente questi nuovi bisogni e necessità che probabilmente ha intercettato la BBC, lanciando una competizione per orchestre amatoriali. In palio: la possibilità di esibirsi durante uno dei Proms Concerts.
Basta solo pensare a quante diverse tipologie di orchestre amatoriali nel Regno Unito e ai loro diversissimi scopi ed origini per farsi un’idea di quante nuove possibilità di partecipazione alla costruzione della vita sociale e culturale delle città inglesi si sono aperte grazie alla proliferazione di gruppi amatoriali, sia corali sia strumentali. Tali gruppi sono stati il veicolo fondamentale in cui sono nati nuovi desideri e si sono sperimentati  nuovi modi di agire il linguaggio musicale e il fare insieme le cose. Le orchestre amatoriali sono piattaforme reali in cui i desideri di tante persone possono incontrare quelli degli altri.  L’interazione musicale, per la sua ricchezza e plasticità, riesce a intersecare numerosi problemi delle città contemporanee e risulta di vitale importanza per la nostra vita musicale pubblica. 

Nuove condizioni sconvolgono le esperienze delle città in generale e del suo spazio pubblico. La partecipazione musicale nella città contemporanea prende infatti nuove molteplici forme, come i flash mob o la trasformazione dei salotti privati in luoghi pubblici operata da Pianocity, una manifestazione nata a Berlino e ora attiva anche a Milano: una volta all’anno, per tre giorni, spazi pubblici e privati si aprono ai musicisti che vogliono suonare o mettere a disposizione un pianoforte per suonare. I pianoforti diventano tratto di unione tra singoli cittadini e il loro suonare e la dimensione pubblica attraverso una politica di partecipazione musicale istituzionalizzata. 

Inoltre, una ricerca condotta dalla National Union of Germany Music Associations (BDMV) ha rivelato oltre trecentomila concerti corali cui hanno atteso oltre sessanta milioni di persone nel 2009 e oltre ventottomila concerti di orchestre amatoriali tra Natale e Capodanno nel 2003 (Reimers 2009). In Germania la musica amatoriale rappresenta una risorsa fondamentale non solo per il mercato professionale, ma anche per la vita di molte persone. Con i suoi stimati sette milioni di cantanti e musicisti, la partecipazione musicale è una delle più grandi aree dell’attivismo civile. E sebbene le nuove tecnologie abbiano portato a grandissimi cambiamenti e ampliato il campo dello scibile, oggi come un secolo fa senza gli amatori alcuni generi e repertori musicali non verrebbero più eseguiti e la loro prassi si estinguerebbe.
La partecipazione delle persone attraverso la condivisione della musica pone dunque domande non solo (o non tanto) ai tradizionali modi di concepire la musica, ma allo stesso modo di vivere la città e le sue relazioni. La crescente “informalizzazione” delle attività artistiche attraverso la partecipazione degli amatori reintroduce la comunità come un importante spazio culturale ed economico della città globale e può rappresentare l’equivalente della “deregulation” in cima alla piramide del sistema: introduce flessibilità, riduce i “fardelli” e abbassa i costi. Non solo: la musica ha una sua peculiare capacità attivante ma apre nuovi orizzonti di fruizione della cultura nella città. E ciò che rende oggi più visibile questo processo è la tanto discussa crisi dello spazio pubblico, causata dalla sua commercializzazione. Se infatti già Baumol aveva spiegato che le arti performative non sono sostenibili economicamente all’interno di una logica utilitaristica (Baumol 1966), non si può fare a meno di pensare che la partecipazione nelle forme d’arte, e dunque anche nella musica, sia almeno una parte della risposta alla crisi del settore culturale.

L’amatorialità ha importanza anche in quanto forma di ecumenismo globale, che può aiutare a trasformare la società stimolandone l’attivismo e l’apertura verso il mondo, non la passività. A New York esiste infatti un’orchestra amatoriale “mondiale”: la World Civic OrchestraLa missione di quest’orchestra è usare la musica come mezzo per colmare le differenze tra le persone di ogni luogo del mondo, esaltando il valore universale della musica in quanto attraverso un linguaggio universale. Si tratta di una forma di ecumenismo globale, condiviso con altre due orchestre internazionali di musicisti amatori: la Festival Orchestra del WFAO (World Federation of Amateur Organizations) e, a modo suo, Youtube Simphony Orchestra. Se da un lato nascono continuamente esperienze locali, specialmente nelle grandi città globali nascono anche nuovi modi e orizzonti di collaborazione che superano i confini tra i continenti.
Oggi, in conclusione, un’associazione di musicisti amatori può essere più che un luogo di produzione dell’arte di aggregazione: può diventare una piattaforma sulla cui base si può progettare il futuro culturale e sociale di una città insieme agli altri. Dalle scelte che noi tutti operiamo in questo campo si vede e si vedrà il destino culturale e sociale delle nostre città.

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