L’eterogeneo mondo del music making britannico

I complessi amatoriali nel Regno Unito hanno una lunga storia che parte dai precursori di John Banister, passa attraverso le Settlement Houses e la beneficenza culturale dell’epoca vittoriana e ha poi attraversato molti cambiamenti negli anni post-seconda guerra mondiale, quando le orchestre amatoriali erano spesso gestite e finanziate come classi negli istituti locali di istruzione per adulti, che fornivano sale prove, insegnanti e strumenti. Le difficoltà finanziarie delle arti in generale e della musica classica in particolare hanno determinato infatti un forte taglio dei costi e negli ultimi 30 anni la musica amatoriale classica ha smesso di attrarre gli stessi livelli di contributi pubblici centrali e locali a discapito di altre forme d’arte, percepite come più “inclusive”. Ne hanno ovviamente risentito e le orchestre inglesi si strutturano oggi come corpi indipendenti, auto-finanziati dagli stessi membri e in grado di competere sul mercato dei servizi musicali, procurarsi assistenza professionale (direttori, solisti, strumenti, amministrazione, aggiunti) e avere anche un proprio pubblico di riferimento.

In questo modo i cittadini si “appropriano” delle loro formazioni musicali e permettono loro di ampliare la gamma dei servizi offerti. E’ proprio questo il caso della Cobweb Orchestra. Fondata nel 1995 come progetto di sensibilizzazione allo scopo di attrarre nuovo pubblico di un’orchestra professionale, la Northern Sinfonia, ha sviluppato una propria vita indipendente arrivando a comprendere sette gruppi e oltre duecento membri. La filosofia del dell’orchestra è aperta: Ruth, una delle partecipanti, ha iniziato ad imparare il violoncello in pensione, nel 2006, in base al motto che è “meglio tardi che mai” e se ci sono dieci flauti, suonano dieci flauti. 

Nel 2009 un rapporto del governo ha individuato oltre 11.220 gruppi musicali amatoriali (la punta di un iceberg, dal momento che molti “gruppi” sono talmente informali che mai sarebbe possibile includerli in un sondaggio ufficiale). Per quei gruppi classici non così informali, con l’aiuto di un foglio di calcolo e di un semplice codice scritto più di dieci anni fa, Geoff Russell porta avanti un sito internet in cui si può accedere a recapiti (telefono, email, indirizzo della sede, repertorio, sito internet) di oltre novecento orchestre dislocate su tutto il Regno UnitoSecondo Geoff Russel, sembra oggi di assistere a un ritorno al grande desiderio di concerto pubblico nato all’epoca di John Banister, anche se con le opportune differenze, poiché lo scopo di Banister era ottenere lucro per sé mentre i musicisti delle orchestre amatoriali hanno destinazioni diverse: ognuno vuole raccogliere fondi per la sua orchestra, non per sé. In ogni caso, l’importanza del settore amatoriale per la vita culturale del Paese è fuori discussione, testimoniata anche dalla loro partecipazione ai BBC Proms Concerts.

Tuttavia il fatto che questi progetti musicali si facciano promotori di alcuni valori (tra cui la gioia del fare insieme e l’universalità della musica sono tra i più gettonati) spesso fa tacere, rispetto all’identità stessa di un’orchestra, diversi possibili modi di agire sulla scena musicale. Vediamone alcuni.


La categoria più ampia di orchestre amatoriali sono le community orchestra, ossia orchestre fondate specificamente su base locale, in particolare nelle piccole cittadine campagnole, come la Culm Valley Orchestra, nel Devon inglese, o la Winslow Concert Band nelle Midlands. Le community orchestra, a base locale, generalmente non fanno audizioni e il tipo di interazione è fondamentalmente orizzontale e indipendente dalla qualità musicale espressa. Molto spesso del tutto indistinguibili dalle bande, non sono un fenomeno tipico delle piccole cittadine, anzi: nello stesso quartiere in cui sono nati i Red Devils e il Manchester City (che come è noto nasce al duplice scopo di fare da legame sociale e contrastare la criminalità del quartiere), la Gorton Philharmonic Orchestra è una delle più vecchie del Paese. Fu fondata nel 1854 da un gruppo di musicisti che si vedevano a casa di Mr Blackshaw in Brook Green Lane, Gorton, Manchester. Nel 1945 l’amministrazione della Belle Vue, la nuova sede dei concerti, richiese che questi avvenissero di sera e cominciarono ad essere eseguite delle “prove aperte”, in modo da avvicinare il pubblico alle attività musicali.

Altre orchestre nascono da particolari ordini professionali, come la London Medical Orchestra, la London Doctors Orchestra & Choir o la Lawyer’s Music Orchestra. Il loro scopo è quello fondamentalmente di alleviare il tempo libero delle ricche e colte classi borghesi della metropoli. Anche in questo caso l’accesso è spesso non regolato a severi criteri musicali ma hanno un ruolo importante nello stabilire quei “weak ties” descritti da Granovetter (1973): sono una rete sociale integrata all’interno della professione che genera fiducia e crea relazioni di scambio diverse da quelle della razionalità economica. I soggetti inseriti in questa rete di legami deboli, fatti cioè di conoscenze non troppo strette, legate ad un campo esterno alla professione, quale è la musica, hanno più possibilità di accesso ad informazioni e quindi a potenziali posizioni lavorative di proprio interesse, rispetto a coloro che investono socialmente soltanto nei legami forti (familiari) o a forme iposocializzate di selezione (come la valutazione tramite colloquio con uno sconosciuto).

L’impiego del denaro è legato ai valori collettivi che i diversi gruppi decidono di perseguire e ci permette di introdurre altre due categorie di orchestre amatoriali. Sono poche, e soprattutto a scopo confessionale, le orchestre che non necessitano di un proprio finanziamento. Una di esse è Sound Worship, che riunisce i musicisti cristiani nella diocesi di Winchester. Un’altra è invece Biddulph & District Youth Orchestra, afferente alla Chiesa Metodista della piccola cittadina di Biddulph, nello Staffordshire. In qualche modo anche queste orchestre (come lo era Cobweb Orchestra prima di diventare indipendente o l’orchestra amatoriale dei Proms) devono “rendere un favore” alla propria Chiesa, per esempio suonando e partecipando attivamente alle cerimonie, alle feste e alle occasioni di raccolta fondi.

Accanto alle orchestre a scopo confessionale esistono quelle a scopi prettamente politici e la cui raccolta fondi ha un preciso scopo oltre al mantenimento. In queste orchestre normalmente la selezione non avviene in base al livello dei musicisti né alla loro localizzazione, ma in base alla condivisione di particolari concezioni morali. London Gay Symphony Orchestra (LGSO) è stata fondata nel maggio 1996 da un gruppo di amici guidati da Robin Gordon-Powell, il primo direttore, ed è stata costituita per “dare alle persone l’opportunità di godere di un ambiente amichevole per suonare e di sostegno senza il timore di incontrare pregiudizi”
Nel corso degli ultimi dieci anni, oltre ad aver partecipato a una vasta gamma di attività ed eventi, tra cui prestazioni a vari festival nel Regno Unito e un film (Pervirella), LGSO ha anche suonato in diversi Pride a Londra ed ha eseguito la prima mondiale di alcune opere appositamente commissionate, come “Free”, un “anti-requiem” composto da membri della stessa Orchestra. Affianco al suo impegno contro un particolare tipo di discriminazione, confermando un atteggiamento già riscontrato in molti gruppi di amatori inglesi, essa ha sostenuto, donando diverse migliaia di sterline, altre associazioni e campagne tra cui Amnesty International, Action for Southern Africa, The Food Chain, Red Ribbon International, Pride Arts Festival, Crusaid, The Albert Kennedy Trust, Kairos in Soho e l’International Community of Women living with HIV/AIDS.

La destinazione dei fondi ci permette di introdurre un’altra categoria di orchestre (o perlomeno un altro attributo di cui alcune orchestre amatoriali si fregiano): quelle che dedicano i loro incassi a scopi filantropici. Anche se in modo differente dalle Settlement Houses, destinate all’azione sociale diretta e sul campo, London Charity Orchestra suona in John’s Smith Square a scopo di beneficenza. Un’orchestra dello stesso tipo degna di nota è Adhoc Humanitarian’s orchestra, che come dice il nome stesso riunisce dilettanti e amatori in base a concreti progetti di raccolta fondi per precise battaglie umanitarie. Nel 2003, l’anno della nascita, hanno raccolto fondi (circa novemila sterline) per un ospedale a Betlemme e due organizzazioni (una palestinese e una israeliana), nel 2004 per i rifugiati tibetani in India e sta lavorando ora al finanziamento di progetti di MSF (Medici Senza Frontiere) in Pakistan. Sul sito internet dell’orchestra è scritto: “Speriamo capiate le nostre buone intenzioni. Unitevi a noi nell’apprezzare la musica e nell’aiutare quanti sono meno fortunati di noi. Vieni ai nostri concerti ed entra a far parte di qualcosa di veramente speciale. Altruism, in tune.”
Adhoc Humanitarians non è la sola a non avere una programmazione fissa delle prove e dei concerti: lo è, anche se su base educativa e non benefica, il Grantham Occasional Orchestral Workshops (GOOW), una delle due “occasional orchestra” del Lincolnshire. Uno degli scopi per cui si può suonare insieme è infatti quello di imparare a farlo. Ci sono per questo parecchie orchestre nate con scopi didattici, sia per bambini (come Cheshire Youth and Training Orchestra) sia per adulti (come la Learning Orchestra o Sturminster Newton Orchestra).

Ancora un’altra categoria molto interessante di orchestre è quella di chi si identifica in base alla qualità musicale delle proprie performance. Nelle orchestre a scopo didattico o comunque espressamente tecnico-musicale il coinvolgimento dei partecipanti è spesso limitato da audizioni. Bolton Symphony si vanta di incorporare il meglio degli amatori, dei semi-professionisti e dei professionisti di tutto il North of England e l’orchestra è completamente autofinanziata da un misto di sottoscrizioni, sponsorship e box office. Amati Orchestra si prefigge invece lo scopo di diventare una delle migliori orchestre non professionali della nazione. Sebbene siano evidenti le necessità didattiche per realizzare questo fine, essa non ha uno scopo esplicitamente educativo, bensì di competizione culturale: offrire rappresentazioni di qualità simile (o per lo meno non lontana) da quelle professionali e competere (vincendo) con quelle amatoriali. Per questo la selezione è molto severa.
Ovviamente non sempre gli scopi che ci si pongono vengono raggiunti (né per tutti tale competizione è davvero un “must”). Tuttavia il fatto di suonare orientati alla qualità del risultato musicale è l’obiettivo per cui, in questo tipo di orchestre, si sta insieme. La musica stessa dunque non è sempre un parametro neutrale rispetto agli altri scopi delle orchestre amatoriali,  ma il fatto di suonare con qualità, implicito in ogni ente cui è richiesta la professionalità delle prestazioni, viene talvolta ribadito anche in ambito amatoriale. Tanto che esistono anche, all’opposto di Amati orchestra, gruppi che non fanno della loro qualità musicale né un mezzo né un fine della propria attività, anzi, solo uno spauracchio. E’ questo il caso di Really Terrible Orchestra (e delle tante “Rusty Orchestra inglesi), il cui scopo è, ostentatamente, “non musicale”, o della ben più famosa Portsmouth Sinfonia, un’orchestra (con all’attivo diverse incisioni e esibizioni alla Royal Albert Hall) costituita da un gruppo di studenti della Portsmouth School of Art nel 1970 il cui unico requisito di accesso era che i membri dovessero essere non musicisti o comunque, se già musicisti, non dovevano avere esperienza precedente sullo strumento che suonavano nell’orchestra (celeberrima la loro performance di “Also sprach Zarathustra“).

Continuando nell’esame degli scopi musicali delle orchestre amatoriali inglesi, a Londra (dove la maggior concentrazione anche di musicisti favorisce la “specializzazione” dei mandati) non mancano orchestre che si identificano in base al tipo di repertorio, come London Contemporary Chamber Orchestra, che esegue solo musica contemporanea, o London Gypsy Orchestra, che preferisce la musica dell’Est Europa. Oppure quelle che si riuniscono intorno a particolari strumenti, come la Fretful Federation Mandolin Orchestra. E sono anche moltissimi i gruppi classic-falk che si dedicano a particolari stili musicali, soprattutto in Scozia.


La prima conclusione che si può trarre da questo quadro è che, in un periodo in cui la musica fine a se stessa, l’“art pour l’art”, è solo una delle possibilità o uno dei frame che possono guidare l’azione di singoli e orchestre, non è affatto strano se molte persone e organizzazioni usa la musica come un mezzo per veicolare messaggi diversi. E’ infatti quello che è successo in UK, dove la de-statalizzazione dell’educazione musicale ha aperto la strada alla nascita di una molteplicità di gruppi musicali amatoriali aggregati per i motivi più diversi: vicinanza, repertorio, beneficenza, fede, lavoro, politica…

E’ riduttivo pensare che ogni orchestra operi in base ad una sola di queste prospettive, ed in effetti nella realtà si scende in ogni gruppo ad un gran numero di compromessi e queste realtà sono un mondo ricco di contraddizioni all’interno e all’esterno della stessa gestione di un gruppo. Infatti, i motivi per cui si suona insieme sono applicati in modo eterogeneo, magari in sovrapposizione ad altri, e non necessariamente corrispondono ai motivi per cui le singole persone decidono di suonare in quel gruppo o meno.
Tuttavia chi suona in un gruppo piuttosto che in un altro compie una scelta, per quanto magari inconsapevole. Le associazioni orchestrali amatoriali sono diventate una preziosa risorsa di stimoli per l’enactment individuale, rotte diverse a disposizione dei musicisti dilettanti in sulle quali navigare e molti gruppi e molti individui hanno possono scegliere in quale frame morale inquadrare le proprie attività musicali. Per questo, anche senza dover scegliere una volta e per sempre quali principi applicare, valori e obiettivi andrebbero sempre specificati e valutati attentamente sia dai manager delle orchestre, sia dai musicisti. A tutti gli effetti partecipare o finanziare o meno un singolo progetto corrisponde già ad una scelta etica e politica, anche se la realizzazione è affidata ad altri.

 

 

 

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