Può esistere oggi un decalogo del musicista amatore?

Viviamo in un tempo in cui alla cultura viene dato poco valore e spesso le speranze di carriera dei migliori talenti sono ostacolate dai tanti che abbassano il livello qualitativo e il giusto prezzo che va tributato al sapere e alle competenze musicali. Produzioni low cost (come quelle recentemente viste al programma XFactor), orchestre amatoriali usate per risparmiare sul costo dei concerti, marchette pagate in nero… tutti questi fattori costringono molti artisti di talento a cercare miglior fortuna all’estero e a rassegnarsi a non avere un mercato in cui esercitare la loro professionalità, perché saturo di talenti inferiori che però, pretendendo meno soldi e offrendo a un pubblico sempre meno preparato uno spettacolo appena decente, ne impediscono il riconoscimento e la valorizzazione. In questo modo si determina quello che potremmo definire “dumping delle competenze musicali”.

Uno degli scopi per cui esiste AIMA è proprio quello di proporre una visione di amatori e professionisti come complementari e non antagonisti. E dunque capire quando è lecito suonare gratuitamente e quando invece sarebbe davvero il caso di astenersi. Ci appare dunque fondamentale porre un limite e istituire una differenza tra attività professionali – che vanno remunerate e pagate se non si vuole svilire il mestiere del musicista, la sua preparazione e, dunque, anche la musica stessa – e gli amatori, che si esibiscono gratuitamente, senza compenso e ovviamente con qualche pecca tecnica (ma che usufruiscono di benefici e sgravi fiscali).

AIMA invita pertanto a fare una riflessione, in nome della musica che tutti amiamo, su quale sia il ruolo vero degli amatori della musica e quale invece quello dei professionisti e a dare il giusto valore, il giusto compenso e il giusto esplicito riconoscimento alle attività musicali di entrambi, ciascuno secondo quello che è il suo ambito.

Se l’intenzione è quella di tutelare la musica senza svilirla, invitiamo tutti i gruppi a metà strada tra il professionale e l’amatoriale a fare una scelta: o comportarsi a tutti gli effetti come professionisti (con tutti gli adempimenti fiscali e gli oneri connessi, SIAE, ENPALS, cachet, ecc..) oppure conformarsi a uno standard amatoriale (che non vuol dire di basso livello) che noi, per la prima volta in Italia, proviamo ad elaborare e pubblicare:

Un’orchestra amatoriale è tale in quanto:

  1. il suo scopo fondamentale è fare comunità attraverso la musica;
  2. i suoi membri suonano per hobby, ma sono impegnati quotidianamente in un altro lavoro (ad esempio insegnare);
  3. l’orchestra non distribuisce cachet, rimborsi spese forfettari o qualunque altra forma di denaro ai musicisti impiegati nei concerti e nelle prove;
  4. è aperta alla partecipazione di musicisti di diverso livello e diverse età, diplomati e non;
  5. si esibisce gratuitamente e si finanzia con le sue quote sociali, con le erogazioni liberali, con il lavoro dei soci, senza vendita di biglietti e\o abbonamenti;
  6. non è una scuola né un ente produttivo: non è un modo per fare lezioni di gruppo riducendo i costi di insegnamento né un modo di produrre concerti low cost affiancando degli amatori ai professionisti;
  7. è costituita in un’associazione senza fini di lucro e democratica di cui sono soci gli stessi musicisti;
  8. i suoi musicisti sono parte attiva nelle decisioni sulla vita dell’orchestra;
  9. organizza corsi e masterclass per i suoi soci al solo fine di migliorare la qualità esecutiva, non con fini commerciali;
  10. si presenta sempre, formalmente e informalmente, come orchestra amatoriale e non-professionale ed è aperta a collaborare con altre realtà amatoriali italiane e straniere.

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